Novanta watt
Ogni bisogno umano ha una soglia energetica, e ogni civiltà cresce imparando a superarla.
Cari Post-umani,
il cervello con cui abbiamo scritto poemi, costruito imperi e immaginato divinità consuma circa venti watt. Più o meno come una lampadina, e nemmeno una di quelle grandi da salotto: una piccola, quasi insignificante.
Venti watt. È l’energia che basta al nostro cervello per fare tutto quello che chiamiamo pensare: ricordare, immaginare, scegliere, avere paura, desiderare, dubitare. Per tenere in vita l’intero corpo ne servono circa novanta. Novanta watt per respirare, camminare, digerire, dormire, svegliarsi, parlare, amare, lavorare, soffrire. Novanta watt per esistere.
Eppure nessuna civiltà è mai rimasta davvero dentro quei novanta watt. Tutta la storia dell’uomo può essere letta come il tentativo di uscire dal corpo senza abbandonarlo. Prima abbiamo delegato la forza ai muscoli degli animali, poi al vento, all’acqua, al fuoco, al carbone, al petrolio, all’elettricità. Oggi la stiamo delegando anche agli algoritmi. E ogni volta che abbiamo trovato nuova energia siamo cambiati anche noi, e non soltanto le cose che riuscivamo a fare.
La piramide di Maslow l’abbiamo sempre immaginata come una scala interiore: prima i bisogni fisiologici, poi la sicurezza, poi l’appartenenza, poi la stima, infine l’autorealizzazione. Come se salire fosse soprattutto una questione psicologica, culturale, individuale. Ma guardata da un’altra prospettiva quella piramide diventa qualcosa di molto più concreto. Diventa una piramide energetica.
Per mangiare serve energia. Per coltivare, trasportare e conservare il cibo serve energia. Per avere sicurezza servono case, ospedali, strade, reti, sistemi di protezione. Per costruire comunità servono scuole, piazze, mezzi di comunicazione, tempo libero. Per autorealizzarsi serve una condizione ancora più rara: non essere costretti a usare l’intera vita per sopravvivere. E il tempo liberato dalla sopravvivenza è quasi sempre energia delegata a una macchina.
Un frigorifero, una lavatrice, un trattore, una rete elettrica, un computer: ognuno di questi oggetti è tempo restituito, energia delegata a un dispositivo perché noi potessimo fare altro. L’intelligenza artificiale, in fondo, è un’ennesima forma di tempo liberato: energia che diventa calcolo, e calcolo che diventa possibilità.
Per questo la civiltà non si misura solo in idee, confini, monete o lingue. Si misura anche in watt pro capite. Un corpo umano a riposo vive nell’ordine dei novanta watt, e alcune società agricole del passato stavano poco al di sopra di quella soglia. Le società industriali moderne vivono invece su migliaia di watt per persona. In Islanda il consumo medio arriva a decine di migliaia di watt pro capite, negli Stati Uniti si aggira intorno ai novemila, mentre in molti Paesi poveri resta vicino ai livelli minimi.
E non è una differenza astratta. Dove mancano watt mancano frigoriferi, ospedali, pompe per l’acqua, connessioni, scuole illuminate, computer, e mancano soprattutto le ore sottratte alla fatica fisica. Il diritto all’energia è, di fatto, il diritto a partecipare alla civiltà.
Per secoli abbiamo raccontato la povertà come mancanza di denaro. Ma il denaro è spesso solo il modo con cui misuriamo una mancanza più profonda: la mancanza di energia disponibile, controllabile, accessibile nel momento giusto. Chi dispone di energia può trasformare il mondo; senza, si resta esposti a ciò che il mondo impone.
Ogni istituzione umana, in qualche modo, è stata costruita sopra una soglia energetica, e quando quella soglia cambia cambia anche l’istituzione. Una società che dispone solo dell’energia necessaria alla sopravvivenza organizza quasi tutto attorno al cibo, alla protezione, alla riproduzione. Una società che dispone di energia abbondante può permettersi città, università, ospedali, welfare, ricerca scientifica, cultura di massa. Una società con energia ancora più abbondante può iniziare a immaginare automazione diffusa, agricoltura indoor, desalinizzazione, intelligenza artificiale integrata nei processi produttivi e decisionali.
Non si tratta di pensare che l’energia determini da sola il futuro: è che senza energia certi futuri non possono nemmeno cominciare. È questo il senso della piramide energetica dei bisogni. Ogni livello della vita collettiva richiede una potenza minima per essere sostenuto: sotto quella soglia alcune forme sociali restano impossibili, e appena la si supera diventano improvvisamente naturali.
La scuola di massa non è soltanto un’idea pedagogica: è anche edifici, riscaldamento, libri, trasporti, reti digitali. Lo stesso vale per la sanità pubblica, fatta di macchinari, farmaci, catene del freddo, sale operatorie e sistemi informativi, e per la democrazia, che oltre a una procedura richiede tempo disponibile, alfabetizzazione, infrastrutture, comunicazione, accesso. Persino la libertà ha una componente energetica, perché è difficile essere liberi quando tutta la propria energia serve a restare vivi.
Oggi siamo davanti a un passaggio ulteriore. Per la prima volta l’energia e l’intelligenza stanno iniziando a convergere. Addestrare un modello di intelligenza artificiale significa trasformare elettroni in conoscenza computazionale; usare un algoritmo significa consumare energia per produrre decisioni, testi, immagini, diagnosi, strategie, simulazioni. Il pensiero sta diventando infrastrutturale, e la domanda decisiva si sposta dalla quantità di energia disponibile a quello che scegliamo di farne.
Perché un mondo con più energia può diventare più libero, giusto e creativo, oppure più concentrato, sorvegliato e diseguale. La potenza, da sola, non basta a fare una civiltà: apre soltanto un campo di possibilità. La civiltà comincia quando decidiamo come usare quella possibilità.
La scarsità ha costruito molte delle nostre istituzioni. Ma se l’energia diventasse molto più abbondante, se il costo di un watt continuasse a scendere, se il lavoro umano non fosse più il passaggio obbligato per produrre valore, allora molte domande che davamo per chiuse tornerebbero aperte.
Che cosa significa economia, quando il problema non è più soltanto allocare scarsità? E lavoro, quando una parte crescente della produzione può essere delegata alle macchine? E uguaglianza, se l’accesso all’energia diventa accesso alla possibilità stessa? E che cosa significa essere umani, quando il nostro pensiero biologico da venti watt convive con intelligenze alimentate da reti, data center e centrali?
La piramide dei bisogni, vista da qui, è una mappa del passaggio che stiamo vivendo. Alla base c’è ancora il corpo, con i suoi novanta watt. In alto c’è una società che prova a liberarsi dalla scarsità materiale. Nel mezzo ci siamo noi, con istituzioni nate in un mondo di limiti e costrette ora a confrontarsi con una potenza che cresce.
Forse il futuro non sarà deciso da chi avrà più denaro, più territorio o più popolazione. Forse sarà deciso da chi saprà orchestrare meglio l’energia. Non solo produrla. Non solo consumarla. Ma distribuirla, sincronizzarla, trasformarla in libertà reale.
Davide
P.S. Questo testo nasce da una riflessione contenuta in Post-umani. Le 7 rivoluzioni dell’intelligenza artificiale (Chiarelettere). Il libro è in libreria e online. https://www.amazon.it/Post-umani-7-rivoulzioni-dellintelligenza-artificiale/dp/8832967138
Fonti dei dati citati
Vaclav Smil, Energy and Civilization. A History, MIT Press, Cambridge (MA), 2017. https://mitpress.mit.edu/9780262536165/energy-and-civilization/
Robert U. Ayres e Benjamin Warr, studi sul rapporto tra energia utile (exergia) e crescita economica. https://www.researchgate.net/publication/222526216_Accounting_for_growth_The_role_of_physical_work
Nicholas Georgescu-Roegen, The Entropy Law and the Economic Process, Harvard University Press, Cambridge (MA), 1971. https://content.csbs.utah.edu/~lozada/Adv_Resource_Econ/En_Law_Econ_Proc_Cropped_Optimized_Clearscan.pdf
Charles A. S. Hall, lavori sul concetto di EROEI (Energy Return on Energy Invested). https://books.google.com/books/about/Energy_Return_on_Investment.html?id=ZsGiDQAAQBAJ
Nikolai Kardashev, classificazione delle civiltà in base alla quantità di energia utilizzabile. https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/1964SvA.....8..217K/abstract
World Energy Council, World Energy Resources 2013 Survey, sezione Solar Energy. https://www.worldenergy.org/publications/entry/world-energy-resources-2013-survey



