Discussione su questo Post

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Avatar di Fabio Polvara

Dal libro: "... Una sera di novembre, Lucia andò a trovare sua madre (86 anni). La trovò in giardino al buio, che guardava il cielo. Faceva freddo. Lucia le disse di entrare. "Aspetta", disse sua madre "C'è Giove", Si sedettero insieme ..." La prima settimana di settembre, dal balcone di casa mia si vedrà Giove, non lo sapevo fosse Giove, pur avendolo notato varie volte; 960 milioni di chilometri dal mio balcone c'è un pianeta che mi porta il pensiero lontano dal vivere quotidiano e predittivo, lontano dal sapere il futuro della mia salute, ms l'ho scoperto grazie alle indicazione della Intelligenza Artificiale. Voglio però che l'emozione resti umana,

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Ho trovato molto interessante il finale dell'articolo, soprattutto quando sposta la discussione da ciò che la tecnologia può fare a ciò che vogliamo scegliere di conservare. Mi chiedo però se ci sia una domanda ancora precedente: che sistema sanitario vogliamo costruire grazie all'IA? Se davvero l'automazione libererà tempo, competenze e risorse economiche, la questione non dovrebbe essere solo come evitare gli effetti negativi, ma come usare quel guadagno per migliorare il servizio. Più prevenzione, più medicina territoriale, più ricerca, più tempo dedicato alla relazione con il paziente. Il rischio è guardare l'IA solo come uno strumento per ridurre i costi, quando potrebbe essere l'occasione per ripensare completamente il modo in cui organizziamo la sanità pubblica. Credo che la politica dovrebbe iniziare a discutere soprattutto di questo.

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Assolutamente, procediamo.