La mappa del lavoro che verrà
7,8 milioni di lavoratori la cui occupazione cambierà, o non ci sarà più.
Ho mappato 79 professioni italiane, per un totale di oltre 16 milioni di lavoratori, su una sola pagina interattiva. Per ogni mestiere: quanti sono, quanto guadagnano, che titolo di studio hanno, e soprattutto quanto l’IA ridefinirà il loro lavoro nei prossimi anni raccogliendo gli studi e le analisi più recenti sulla professione.
La mappa è qui: mappalavoro.post-umani.it
Clicca su qualsiasi rettangolo per entrare nel dettaglio della professione, con articoli, fonti verificate e analisi.
Perché questa mappa
Sto per pubblicare Post-umani: Le 7 rivoluzioni dell’intelligenza artificiale (Chiarelettere, 19 giugno). Il lavoro è la seconda delle sette rivoluzioni che il libro esplora, e forse la più urgente. Volevo un modo per rendere visibili i numeri, non solo raccontarli. Spesso si parte dal raccontare un lavoro particolarmente impattato e poi si chiude la conversazione pensando che in ogni caso ce ne sono tante altre che resisteranno a questo momento di cambiamento. Ho voluto elencare le professioni per numero di impiegati proprio per dimensionare l’impatto dell’onda che sta attraversando le professioni.
Il punto di partenza è semplice: l’Italia ha 24,1 milioni di occupati (ISTAT, marzo 2026). Ma “24 milioni” è un numero che non dice nulla finché non lo scomponi. Chi sono? Cosa fanno? E chi, tra loro, vedrà il proprio lavoro trasformato per primo?
Cosa si vede nella mappa
Ogni rettangolo è proporzionale al numero di lavoratori. Il colore indica il livello di esposizione all’IA, da 1 (minimo) a 10 (massimo). Basta guardare per capire dove si concentra l’impatto.
Alcuni numeri che emergono:
Chi è nel mirino. Gli impiegati di contabilità e banca (420.000, score 10/10) sono la professione con la massima esposizione. Le banche chiudono le filiali, l’automazione è già realtà. Subito dopo gli 850.000 impiegati di segreteria (9/10), i 480.000 tecnici contabili (9/10), i 285.000 specialisti IT (9/10, ma con domanda in crescita per i senior).
I traduttori (42.000, score 10/10) sono il caso più documentato: il costo di traduzione è sceso da 10 a 2 centesimi a parola con l’IA e il controllo umano. Non scompaiono, ma ne serviranno molti meno solo per la verifica (fino a quando servirà).
Chi è protetto. I 720.000 addetti alle pulizie (1/10), i 420.000 muratori (1/10), i 350.000 cuochi (2/10), i 520.000 camerieri (2/10). Il lavoro fisico, manuale, relazionale resta il meno esposto. La cultura del bar italiano, la cucina come patrimonio, l’artigianato del Made in Italy sono barriere naturali. Queste protezioni dureranno almeno fino a quando non partirà seriamente la robotica umanoide a basso costo (e a vedere le notizie sul tema il 2027 potrebbe essere l’anno uno anche di questa rivoluzione).
Il paradosso dell’istruzione. La mappa calcola in tempo reale la correlazione tra titolo di studio e esposizione all’IA. Il risultato è controintuitivo: più alto il titolo, più esposti. L’IA generativa colpisce in alto. Avvocati (8/10), ingegneri (8/10), commercialisti (9/10), giornalisti (9/10). Il lavoro intellettuale puro, quello che si fa interamente al computer è strutturalmente più vulnerabile.
La sanità resiste. I 461.452 infermieri (dato FNOPI) cureranno con presenza e tocco umano, mentre l’IA monitora. I medici (5/10) vedranno la diagnostica trasformarsi, ma il paziente resta al centro. Gli OSS (2/10) hanno la domanda in forte crescita per l’invecchiamento della popolazione.
Il contesto italiano
L’Italia è in una posizione particolare. Il mercato IA vale 1,8 miliardi di euro (+50% in un anno, Politecnico di Milano), ma l’adozione nelle PMI resta al 7-15%. Solo il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti usa l’IA (ISTAT 2025). Significa che la trasformazione è appena iniziata e non abbiamo ancora toccato con mano la trasformazione in corso.
Lo studio Delphi che abbiamo condotto con l’Associazione Gianroberto Casaleggio (30 esperti italiani, aprile 2025) stima 1,68 milioni di posti sostituibili e un potenziale di +8% del PIL. Il punto non è se accadrà, ma quanto velocemente, e se sapremo redistribuire il valore creato.
Come usare la mappa
La mappa è pensata per essere esplorata:
Passa il mouse su un rettangolo per l’anteprima rapida
Clicca per la pagina completa della professione, con articoli specifici e analisi
Cambia layer per vedere retribuzione, outlook, livello di istruzione
Su mobile, le professioni diventano schede ordinabili per occupati, score IA o impatto assoluto
Nella pagina di ogni professione trovi anche il link al video La Fine del Lavoro come lo Conosciamo e al report Il Lavoro Bionico.
Il libro
Post-umani esce il 19 giugno per Chiarelettere. Sette rivoluzioni, non solo il lavoro: potere, identità, creatività, relazioni, conoscenza, democrazia. L’IA non è una tecnologia come le altre. È paragonabile all’elettricità per impatto, ma con una velocità di diffusione esponenziale.
La mappa è un frammento del libro reso interattivo. Uno strumento per guardare i dati da vicino, professione per professione, e farsi un’idea propria.
P.S. Questa mappa è un lavoro di ricerca attiva, qualunque suggerimento vorrai inviare sarà felice di leggerlo e integrarlo.
Davide Casaleggio
Se vuoi restare aggiornato sulle sette rivoluzioni, iscriviti a questa newsletter. I prossimi post esploreranno le altre sei.



concordo pienamente. E tutto parte da un numero: 1,9% di spesa di Ricerca e sviluppo sul PIL in Italia. La metà della Germania e un terzo della Svezia. Chi investe sul futuro se lo costruisce secondo le proprie scellte. Gli altri subiscono la trasformazione inventata da altri.
Ho trovato la mappa molto interessante, soprattutto perché rende concreto un dibattito che spesso resta astratto. Mi sembra però che manchi una domanda ancora più importante. Nell'articolo si parla giustamente di come redistribuire il valore creato dall'IA, ma prima dovremmo chiederci come fare in modo che una parte significativa di quel valore venga prodotta anche in Italia. Se ci limitiamo a utilizzare modelli sviluppati negli Stati Uniti o in Cina, rischiamo di discutere soltanto di come redistribuire ricchezza generata altrove. Credo che la vera priorità sia una politica industriale sull'IA: ricerca, infrastrutture, startup, trasferimento tecnologico, formazione e uno Stato capace di orientare gli investimenti verso i settori strategici. La redistribuzione è fondamentale, ma senza una strategia per creare nuova ricchezza rischia di diventare una discussione sulla spartizione di una torta sempre più piccola.